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Buongiorno a tutti gli utenti in rete,
Spesso mi vengono poste molteplici domande sulla dieta del minestrone,perciò ho ritenuto cosa gradita pubblicare una risposta, spero esauriente,pubblicamente. Prima di analizzare dati tecnici vorrei fare una premessa: la dieta del minestrone da me messa in rete è generica, ha lo scopo di far riflettere le persone verso un cammino alimentare ricco di vitamine e fibre; esse hanno lo scopo di disintossicare e depurare l’intero organismo con conseguente perdita di peso ponderale a causa di una ridotta e diversa assunzione calorica. l’obiettivo è perseguibile previo consultazione nutrizionale, la dieta è strumento soggettivo. Normalmente è utile eseguire una corretta analisi corporea con la tecnica impedenziometrica “B.I.A. o Body Impedence Assessment”, è una delle tecniche attualmente più usate e affidabili per la determinazione della composizione corporea. Si basa sul dato fisico che l’acqua è un buon conduttore di corrente elettrica, metre il grasso è un isolante quasi perfetto. Poiché la massa magra corporea (FAT FREE MASS-FFM) è costituita prevalentemente da acqua, determinando il contenuto dì acqua dell’organismo, è possibile risalire facilmente al contenuto in FFM, e quindi al contenuto dì massa grassa (FAT). Il peso corporeo è molto influenzato dai livelli di attività fisica. Per questo, insieme alla dieta, l’attività fisica dovrebbe mantenere un ruolo centrale nei programmi di controllo del peso. L’obiettivo nel trattamento del sovrappeso è di ottenere un bilancio energetico negativo poiché questo è l’unico modo per perdere il grasso corporeo in eccesso. L’attività fisica può portare alla perdita di peso ma questo processo è molto lento. Un problema è rappresentato dallo stile di vita del soggetto, generalmente sedentario e non sufficientemente allenato a compiere i necessari esercizi aerobici per le durate previste nei programmi di perdita di peso (> 35 minuti). Potrebbero servire settimane o mesi di allenamento fisico prima che questi individui siano in grado di aumentare il loro dispendio energetico in maniera indicativa. L’attività fisica potrebbe essere utile anche per prevenire un guadagno di peso dopo aver ottenuto un calo ponderale. Alcuni studi suggeriscono che i soggetti che hanno perso peso hanno meno probabilità di riguadagnarlo se fanno attività fisica. L’attività fisica comporta dei benefici ulteriori per gli individui in sovrappeso oltre al fatto di produrre un aumento del loro dispendio energetico complessivo. Soggetti in sovrappeso che fanno regolare attività fisica conseguono il miglioramento degli esami bioumorali, un aumento del dispendio energetico a riposo (BMR), una maggiore capacità ossidativa dei grassi, un consumo d’ossigeno incrementato dopo l’attività fisica, un costo energetico superiore nella termogenesi indotta dalla dieta (DIT) e, infine, la sensazione di benessere psicologico. Inoltre l’attività fisica tende a preservare la massa magra (FFM) durante il calo ponderale. Recenti studi sull’effetto combinato della dieta e dell’esercizio suggeriscono che esso produce un calo ponderale superiore a 2 Kg rispetto alla sola dieta. Il trattamento combinato presenta un calo maggiore del peso corporeo, della massa grassa e del rapporto vita – fianchi rispetto alla sola dieta. L’esercizio è efficace anche nei soggetti in dieta che non modificano l’assunzione di alimenti e mantengono il peso. Sfortunatamente, è difficile misurare con precisione il dispendio e l’introito energetico, cosa che complica la valutazione del bilancio energetico in individui che vivono nel loro ambiente naturale. Miglioramenti della forma (valutati in base all’esercizio massimale) si associano a una riduzione del peso corporeo e delle pliche cutanee. Di converso, attività fisica (anche se moderata) e dieta troppo restrittiva (VLCD) potrebbe non garantire la conservazione della massa magra. L’attenzione del soggetto medio è rivolta esclusivamente al calo ponderale, non conoscendo le ripercussioni sulla salute addebitabili alla perdita di massa magra: aritmia cardiaca, edema, astenia, alterazioni ormonali, ecc. La perdita di massa magra è l’indicatore di un bilancio energetico troppo negativo e di una patologia legata al calo ponderale. Sia la dieta restrittiva sia l’attività fisica deve essere quindi regolati dalla supervisione di uno specialista, escludendo perciò i programmi generici. L’accumulo di grasso è soltanto il risultato di un bilancio energetico positivo e l’obesità si produce di solito da una modesta positivizzazione del bilancio energetico protratta per un periodo sufficientemente lungo. Anche se i programmi possono focalizzarsi soltanto sulla dieta o sull’attività fisica, occorrerebbe dare giusta importanza sia alla piccola riduzione dell’intake di cibo che al piccolo incremento nel dispendio di energia, cioè alla modesta negativizzazione del bilancio energetico. È sufficiente, per i soggetti in sovrappeso un adeguato training, svolgere tre sessioni di esercizio aerobico lieve alla settimana, per una durata di 45-60 minuti ciascuna. Il mio consiglio è perseguire l’obiettivo prefissato con l’ausilio di un tecnico sportivo e nutrizionale. In rete,si possono trovare i miei contatti utili per un confronto diretto.
Fabiana Avallone

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Qualcuno domanda:…
Che cosa intende per “condivisione”, non solo materiale, ma emotiva e spirituale?

Una piena condivisione, che tocca tutti i livelli dell’esistenza umana, accade solo fra individui che vivono senza alcuna paura. Là dove non c’è paura c’è amore, e dove c’è vicinanza c’è L’inquietudine nasce dal credere che per essere qualcuno sia necessario scontrarsi con gli altri per potersi poi ritenere vincenti, migliori, arrivati. Peccato, però, che coloro che si ritengono riusciti finiscano unicamente per isolarsi sempre più in un vuoto piacere di sé, che con il tempo si mostra in tutta la sua aridità e disperazione, mentre coloro che si credono non riusciti continuino a rincorrere il sogno di vincere una battaglia senza senso. Sino a quando concepiremo il modello di realizzazione come idea d’essere più degli altri, la sofferenza ci seguirà come un’ombra. Ci siamo convinti che per “essere” sia necessario lottare con chi ci sta accanto, ma così la nostra energia unicamente si disperde nel cercare criteri e strategia di sopraffazione invece di riversarsi nelle relazioni come forza d’incontro, condivisione e trasformazione. Manchiamo costantemente l’amore perché non riconosciamo l’innata bellezza che risiede nel vivere, liberi da logiche di paragone e competizione. Essere semplicemente quello che si è, c’è in concreto impossibile. Guardare noi stessi e gli altri con occhi limpidi, esenti dall’invidia, dalla gelosia e pertanto dal terrore ci sembra quasi innaturale. Condividere per me significa incontrare l’altro senza alcun pregiudizio e condizionamento affinché il nostro animo possa ricevere e donare in piena verità e consapevolezza, pensieri, emozioni e sentimenti: solo così possiamo fiorire, rinnovarci e desiderare.

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Ti cerco.
Imploro la tua presenza, il tuo nome.
Osservo il mare e mi cullo nel dolce naufragare dei tuoi occhi troppo distanti perché accolgano il mio abisso.
La vita ci dona armonia e amore ma senza di te niente è e niente desidero…
Il senso di ogni mio giorno cela la tua presenza e solleva il mio animo che troppo stanco soccombe all’inferno.
Arresa mi rialzi e mi conduci alla luce dei giorni assai gloriosi.
Mi affido a te perché solo in te confido, essere angelico ti dono il mio spirito affinché tu ne abbia cura e possa elargire vigore e libertà.
Prima di te ho percepito l’inferno e attraversato il dolore dell’insensibilità.
prima della tua venuta, Ogni istante scandiva i giorni stereotipati e privi di esistenza!

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La perversione (dal latino perversum, stravolto) è un atteggiamento deviato che si realizza nell’ideazione e perseguimento di comportamenti distorti rispetto al senso comune. Questo termine, dunque, è utilizzato per quei comportamenti che si oppongono all’ortodossia e alla normalità. In passato questo vocabolo era utilizzato soprattutto in ambito religioso per descrivere un’eresia, cioè quel modo di pensare che si opponeva alla comune visione del mondo. Ora, tuttavia, questo termine è utilizzato in massima parte nell’ambito della sessualità, e si lega al concetto di parafilia. Secondo Sigmund Freud la perversione è la propensione al puro godimento, liberando questo termine dalla sua accezione puramente negativa. Nella lingua francese il termine perversione è tradotto con due parole dal significato differente: “Perversion”, che indica la perversione a sfondo sessuale e, secondo i casi, non ha un significato pregiudizialmente negativo; “perversité”, che al contrario indica un atteggiamento o atti notevolmente negativi non necessariamente legati alla sfera sessuale. Solitamente perversione è utilizzata come sinonimo di devianza, anche se essa si differenzia perché si riferisce a una violazione delle norme sociali riconosciute A, causa della differenza tra le varie culture del concetto di “normalità”, questo termine può riferirsi a situazioni e comportamenti diversi secondo la cultura di provenienza. Secondo alcuni psicologi c’è perversione quando un atteggiamento o un comportamento sono volti esclusivamente a fare del male a qualcuno: perverso è chi trovandosi in una situazione di superiorità approfitta del suo status per infliggere umiliazioni al più debole. Perverso è chi approfitta della debolezza dell’altro per farlo intenzionalmente soffrire. Ribaltando il concetto perverso è chi, in situazione di debolezza ed essendo oggetto di umiliazione o violenza, ne gode. Estendendo il concetto, perverso è chi accetta una situazione perversa senza intervenire, potendo farlo e senza che questo gli procuri un danno o di chi l’accetta su se stesso non riconoscendone gli effetti negativi, anzi pensando di esserne esente. Molti casi di atteggiamenti o azioni perverse sono solitamente condannati dalla legge: è il caso ad esempio del “bullismo”, del “nonnismo”, dello “stalking”, della “violenza sessuale” in tutte le sue forme, della “violazione della privacy”, del “mobbing”. La gravità è proporzionale alla misura, intesa come intensità, frequenza, dal numero delle persone coinvolte e dal fatto che la vittima non riceva aiuti in merito, primo fra tutti il riconoscimento a lui o lei dell’abuso perpetrato nei suoi riguardi. Molto spesso atteggiamenti perversi non sono riconosciuti, legalmente o no, perché la vittima non riesce a esprimere adeguatamente quanto, gli sta accadendo, anche perché spesso incolpa, se stessa di quanto gli sta accadendo oppure perché essere oggetto di una perversione il più delle volte, provoca disturbi psichici, quali perdita dell’autostima, depressione, fino a disturbi più gravi che talvolta possono portare al suicidio. Le vittime di abusi di questo tipo possono avere la vita distrutta e condizionata in modo indelebile, in particolare quando non è mai riconosciuto loro che sono state vittime di un abuso e che sono loro a essere nel giusto. Il risarcimento, sotto forma di verità, in particolare se riconosciuta da chi ha commesso l’abuso, è un primo passo verso la loro guarigione. La condanna di chi ha perpetrato l’abuso e il risarcimento conseguente nei riguardi della vittima, è un’altra compensazione al danno subito, sia in termini fisici sia psicologici. Ci sono casi estremi di perversione che hanno coinvolto società intere, quali il nazismo o lo stalinismo: Auschwitz o i Gulag ne erano la loro manifestazione evidente. Storicamente, ad esempio, la “santa inquisizione”, a dimostrazione che la perversione si può nascondere ovunque. Anche oggi ci sono esempi estremi simili, quali i casi di tortura che ogni giorno sono scoperti in qualsiasi altra parte del mondo. La perversione comunque si manifesta in situazioni in cui c’è un evidente uso del potere in senso distruttivo: il più forte tende a distruggere il più debole e prova piacere in questo o non prova nessun sentimento né senso di colpa, in particolare quando tale atteggiamento è condiviso da altre persone se non addirittura da società intere (fascismo e simili), atteggiamento condannato non solo dalle leggi degli stati democratici, ma anche da quelle dell’etica, della morale e religiose. Ci sono casi in cui le pulsioni perverse sono controllate tramite il gioco: in questo caso soggetti adulti e consenzienti mettono in atto giochi che simulano situazioni in parte realistiche in cui sono espresse le loro perversioni. Tali situazioni sono quasi accettate secondo le culture: le culture considerate più evolute e tolleranti accettano tali giochi nel privato poiché solitamente non nocive al comportamento sociale. Oppure tramite lo sport. Anche le arti spesso sono state usate per trasmettere questo tipo di pulsioni in modo non lesivo. Molto più cospicui sono gli studi più recenti sulla correlazione fra perversione, devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, di là dai complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline. Una delle cause emotive ricorrenti è il senso di colpa.

Felix culpa

E’ infatti felice il peccato che ha meritato un così grande Salvatore, il peccato accettato e non sfuggito o giustificato, secondo l’inganno del mondo. E’ felice il peccato perchè la morte che ne segue, in Cristo risorto, diviene fonte di vita!
Nulla è perduto nella vita di un uomo, a condizione che non si butti proprio quello che ci trafigge l’anima e, solo, ci può sospingere ad alzare lo sguardo all’unico grande Redentore. E’ proprio in questa sofferenza che il peccato si tramuta in “felix culpa”. Nella sofferenza che rivela la verità, la ferita inferta dal nemico sul cuore e sulla mente. E’ il dolore del figlio prodigo che ritorna in sè quando si vede rifiutato persino il cibo dei porci, lui che in casa di suo padre aveva tutto. La sofferenza di non poter ricevere il sacramento è il cammino di ritorno a casa che la FEDE*offre ai peccatori, proprio questa sofferenza è un dono che afferma e difende, dinanzi alla menzogna che seduce il mondo, la Verità sull’amore e la stabilità. Questa sofferenza è come il rovescio di una stessa medaglia, che afferma, per “via negativa”, la grandezza, la bellezza e la pienezza della condivisione indissolubile: il lato sofferente di chi ha perduto il credo rivela il lato luminoso di chi, per Grazia, la conserva e ne sperimenta il compimento. Per questo la sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità per i grandi valori della nostra fede. Accettare le conseguenze di tali scelte, nell’umiltà che schiude all’autenticità e alla drammatica serietà dell’esistenza, significa “trovare la possibilità di vivere una vita di fede”; accettare la “mancanza” per cercare e desiderare la “pienezza” che ci precludiamo. La società non é una porta spalancata verso tutti, priva di giudizi e falsi moralismi, e che non ceda alle lusinghe mondane, al compromesso facile che, credendo di lenire il dolore, lo anestetizza rendendolo più acuto al risveglio nella realtà. Tutto questo abbassa l’asticella annacquando la Verità; e questo accade perché l’uomo ha smarrito l’amore vero, che proprio annunciando la verità si fa carico delle conseguenze della menzogna. Che l’essere si getti sulle strade del mondo a cercare, accogliere e accompagnare l’infinita schiera di concetti perduti nel pensiero unico e demoniaco che avvelena il mondo.

* Fede:
Secondo il Nuovo Testamento Il significato principale della parola “fede” (traduzione dal greco πιστις, pi´stis), si riferisce a colui che ha fiducia, che confida, che si affida, la cui persuasione è salda. La parola greca può anche essere intesa nel senso di “fedeltà”
Dante traduce fedelmente, il passo citato, nel Paradiso della “Divina Commedia”, dal testo della Vulgata :

« Fede è sustanza di cose sperate /e argomento de le non parventi; /e questa pare a me sua quiditate. »
(Par., XXIV, 64-66.)

La parola fede è propriamente intesa come il credere in concetti, dogmi o assunti in base alla sola convinzione personale o alla sola autorità di chi ha enunciato tali concetti o assunti, al di là dell’esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e affermazioni… La critica del razionalismo è che una siffatta fede sia irrazionale. Secondo questa prospettiva, la credenza andrebbe limitata a ciò che è sostenibile tramite la logica, oppure all’evidenza dei fatti.

La Psicologia dello Sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psico-fisiologici dello sport. Per definizione e necessità essa trae ispirazione e contenuto da molteplici discipline che vanno dalla medicina alle scienze motorie, ma ha trovato negli anni un suo preciso e definito percorso di ricerca e d’intervento.  La Psicologia dello Sport E’ una specializzazione della psiche applicata alla dottrina sportiva; osserva il comportamento delle persone dinamiche. Questa sfera in evoluzione può stimolare l’esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che esercitano le varie forme dell’attività fisica, si rivolge sia a chi muove la propria energia al piacere personale e sia a sportivi di élite agonistiche. Gli analisti dello sport che svolgono quest’attività a livello professionale s’impegnano nel comprendere i processi interiori che accompagnano la prestazione motoria e i procedimenti attraverso cui si può giungere a stimolare l’apprendimento per incrementare il rendimento. Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato certamente chiaro fin dai primi Giochi Olimpici ateniesi; molti sono i manoscritti giunti fino a noi (Omero, Euripide, Pindaro, Pausania…)* che narrano come, fin da allora, il destino di una competizione sportiva non dipendeva esclusivamente dalla prestanza corporea tangibile, ma anche dall’astuzia, dalla strategia, dal coraggio e dallo stato d’animo. Inizialmente la psicologia dello sport cercò di stabilire relazioni rilevanti fra personalità e attività fisica, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica, ma in seguito si è specializzata nell’ambito della preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo, vale a dire l’attenzione, la concentrazione, la motivazione, la gestione dello stress e dell’ansia. La figura psico-sportiva non verte sulla tecnica, quindi non eroga servizi riguardanti consigli o strategie di abilità e metodi, ma riveste un ruolo di esperto di tematiche psicologiche e psico-pedagogiche nei confronti del soggetto. L’obiettivo è di allenare e potenziare le abilità mentali degli atleti o dilettanti, fra cui annoveriamo in particolare la capacità di rilassarsi, di visualizzare, di porsi degli obiettivi, di mantenere la propria motivazione e di gestire l’ansia da prestazione. Essa contribuisce alla comprensione del ruolo sportivo nello sviluppo dei bambini, rappresentandola come un’esperienza divertente, di crescita e consapevolezza del proprio corpo, dello stare bene con se stessi e gli altri. Le principali competenze dello psicologo sportivo sono:

1.       il goal setting (formazione corretta degli obiettivi di prestazione e di risultato);
2.       allenare a gestire le emozioni;
3.       preparare al focus del percorso e dei gesti motori dell’atleta;
4.       migliorare l’autostima;
5.       proporre strategie per la gestione dell’attivazione psicofisica dell’atleta;
6.       studiare e potenziare gli stili attentivi dell’atleta;
7.       lavorare sul self talk (dialogo interno) positivo e negativo;
8.       diagnosticare disturbi alimentari (DCA) sport-specifici;
9.       individuare psicopatologie sport-specifiche come la Nike fobia (o paura del successo), l’ansia da prestazione o la sindrome del campione;
10.   analizzare il gesto motorio con videoregistrazioni;
11.   informare e intervenire sull’abuso di sostanze dopanti e stupefacenti;
12.   informare e intervenire sull’uso improprio di farmaci antidolorifici negli atleti infortunati;
13.   offrire consulenza sul dolore, depressione, perdita e suicidio negli atleti;
14.   offrire consulenza sull’over training e sul burn out negli sportivi;
15.   offrire consulenza sulla gestione della grinta e dell’aggressività riguardo allo sport;
16.   intervenire sull’infortunio sportivo e sul processo riabilitativo;
17.   seguire i passaggi di categoria e i cambiamenti nella vita dello sportivo;
18.   favorire il team spirit;
19.   facilitare la gestione della coesione di squadra;
20.   analizzare e sviluppare la leadership di atleti e allenatori;
21.   sviluppare le competenze relazionali del direttore tecnico;
22.   sviluppare la sportività (fair play) negli atleti;
23.   offrire consulenze di parent training ai genitori.

 Genesi:

Solamente intorno al 1890 alcuni educatori hanno espresso le loro opinioni sugli aspetti psicologici dell’educazione fisica. Norman Triplett nel 1897 fecero i primi studi sulla performance in situazioni di agonismo. Fino al 1920 la letteratura esistente in merito comprendeva in prevalenza articoli isolati. Coleman Griffit (1925) istituì il primo laboratorio di Psicologia dello Sport presso l’Università dell’Illinois. In ventitré anni, dal 1925 al 1948, sono stati pubblicati su temi di psicologia sportiva meno di dieci lavori l’anno. Nel 1965 a Roma si è svolto il primo Congresso Mondiale di psicologia dello sport molto voluto da uno psichiatra italiano, Ferruccio Antonelli, che ebbe il merito di riunire molti esperti del settore. Nello stesso anno sempre a Roma si fondò l‘International Society of Sport Psychology e nel 1970, Ferruccio Antonelli, convinse un suo amico editore, Luigi Pozzi, a pubblicare l’International Journal of Sport Psychology Alcuni ricercatori sovietici, Vanek e Cratty, tentarono di studiare le abilità possedute da atleti di élite per distinguerli dai principianti e, nello stesso periodo, la psicologia dello sport iniziò a entrare nelle università, con l’istituzione di master, dottorati e corsi di specializzazione. Tra il 1970 e il 1980 furono condotti studi sul miglioramento della performance, sulla personalità dell’atleta e sulla motivazione (Ruffar, 1975; Tattersfield, 1975; Gillmore, 1976). Nel 1979, in USA, Rainer Martens fondò la Human Kinetics Publishing Company, casa editrice di riviste importanti quali The Sport Psychologist e Journal of Sport and Exsercise Psychology. Nella stessa nazione, nel 1985, su ispirazione di John Silva, nacque l’Association for the Advancement of Applied Sport Psychology (AAASP). Negli anni ottanta si studiarono tecniche mirate al miglioramento della prestazione (Salmela, 1981; Most, 1981, Michele, 1984; Singer, 1984; Swinn, 1986; Hahn, 1986; Unesthal, 1987). Nel 1993 fu pubblicata la prima edizione di Handbook of Research on Sport Psychology da Singer e colleghi in cui erano raccolte le ricerche più rilevanti, pubblicate fino allora. Dalla prima pubblicazione di questo manuale, vi sono state molte evoluzioni, segno di maturità; esempi ne sono la vasta gamma di specifiche ricerche contemporanee, la complessità della metodologia della ricerca, così come il riconoscimento che la pratica deve essere fondata su principi scientifici certi. “E’ giunto il tempo in cui la vasta espansione delle ricerche di psicologia sportiva dovrebbe essere un’unica, rispettata e influente nicchia tra la psicologia e le scienze dello sport” (Hanbook of Sport Psychology, second edition 2001).

 

Accarezzata da un gradevole ricordo
invochi gaiezza, beatitudine e soave armonia
Il tuo volto esime il mio glaciale cuore erigendo sconfinato amore.
Sei la stella che ravviva la mia modestia e limita la mia superbia.
Dinanzi a te mi disarmo, valutazioni logiche non vedono alcun senso.
Come un uragano mi trascini nella follia emotiva
 e trascendo in pazzia
Tutto per te mio immacolato angelo!

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