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Archive for febbraio 2011

ALLORA RICHIEDE FORZA E SAGGEZZA!

Il mio scopo è usare le mie letture e le mie conoscenze in materia per suscitare e risvegliare pensieri  e riflessioni in chi legge, fungono da veicolo di trasmissione comunicativa e comprensione dell’essere  e quindi del senso della nostra  vita! L’amore nell’uomo è una forza attiva, la forza d’amare produce amore, è difficile immaginarsi un’altra attività, un’altra impresa che inizi con speranze e aspettative tanto smisurate e che abbiano regolarmente un così alto indice di fallimento.  L’amore per la vita è il nocciolo di ogni tipo d’amore: è amore in una persona, in un animale, in un fiore… L’amore è un’attività, non passione soverchiante, nè un’affetto da cui una persona è ”affetto”!! la nostra società ha costruito un pensiero contemporaneo basato sulla semplicità d’amare, ma al contrario è difficile trovare un oggetto o soggetto da amare; ci si convince che l’amore consiste in un oggetto/soggetto e non come sarebbe coretto in una ”facoltàFACOLTA’ D’AMARE! Amare una persona implica amore per l’uomo, in quanto tale non è possibile amare il singolo e rimanere indifferenti all’umanità; questo non sarebbe la rappresentazione di ”amore” ma al contrario un’attaccamento simbiotico ed egoistico, la prova d’amore migliore è basata sul principio dell’abnegazione e del sacrifcio per il benessere della persona amata, senza però arrivare ad assoggettarsi. Nell’amore si manifesta il paradosso per cui due esseri diventano uno rimanendo comunque due; questo è il paradosso dell’ESISTENZA UNAMANA! L’uomo deve cercare simultaneamente la prossimità e l’indipendenza, il primo per unirsi agli altri e l’indipendenza per perseguire e preservare la sua ”UNICITA” e la sua particolarità. L’amore porta l’uomo a superare il senso d’isolamento e di separazione permettendogli di essere se stesso e di mantenere l’integrità; per poter fare questa esperienza dell’amore bisogna fare l’esperienza della separazione. Analizzare l’amore implica la suddivisione di esso, la sua scissione ci rende consapevoli di due tipi di AMORE: AMORE MATERNO ED EROTICO, il primo inizia con l’unità e porta alla separazione e il secondo inizia con la separazione e finisce nell’unicità; il figlio si separa dalla madre pe poter fare esperienza dell’amore maturo che consiste nell’unione che preserva l’intergrità e l’individualità della persona. L’amore materno è un’atto d’amore attraverso la quale si può raggiungere la conoscenza assoluta , chiave principale per aprire le porte della maturità e crescita personale. L’intera vita dell’individuo non è altro che un processo (non una sequenza di stadi fissi) di darsi alla luce diventando liberi da condizionamenti. L’individuo normale possiede in sè la tendenza a svilupparsi, a crescere e ad essere produttivo; la paralisi di codesta tendenza è in sè il  sintomo della malattia mentale e la distruzione dell’essere. La condizione più importante perchè il bambino sviluppi l’amore per la vita è che cresca con persone che amano la vita; sono note e comuni le ”MADRI’‘ che sono in gado di dare ”LATTE’‘ ma solo una minoranza è in grado di dare anche ”MIELE”; per riuscire a dare anche ”MIELE’‘ non è necessario essere solo delle buoni madri ma soprattutto persone ”FELICI’‘ e questo è il traguardo più ostile e difficile da raggiungere. L’ attaccamento simbolico alla madre non è libertà di essere se stessi di avere proprie convinzioni, credenze o interessi. Questi comporta la distruzione del figlio come ”essere indipendente e libero”; il figlio deve realizzare da solo la ribellione contro i genitori. Questa analisi non vuole essere un’accusa nei confronti dei genitori, anzi è facile dare tutta la colpa a chi ci sta intorno; in un certo senso i genitori sono responsabili di tutto, ma in un altro senso non sono poi così responsabili!

L’amore materno è perdono e compassione, l’amore paterno è giustizia!

La libertà arriva quando si perde il bisogno di dimostrare che i genitori sono nel torto o nel giusto, ma che si marturi la consapevolezza che questo sono ”IO” questi siete” VOI” e solo l’amore rafforza un vero legame familiare.

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Lo scopo di questo articolo è aiutare tutti noi a ritrovare il piacere di mangiare, dobbiamo difendere la nostra cultura culinaria e la nostra tradizione.
Dobbiamo difenderci dall’industria alimentare e dalla scienza Della nutrizione; che hanno coeso un sistema di inutili complicanze; stiamo diventando una nazione di persone con l’ossessione di mangiar sano, abbiamo dimenticato le nostre origini e tradizioni, abbiamo perso il piacere di mangiare perchè troppo preoccupati della salute; dovremmo godere dei piaceri della tavola!!
IPPOCRATE DICEVA: “lascia che il cibo sia la tua medicina” lasciare che il cibo possa riguardare il piacere, la convivialità o l’identitá non rende noi meno sani; anzi probabilmente ci rende più sani!!
In realtà gli alimenti naturali faticano ad essere competitivi secondo le regole del nutrizionismo, il destino di un’alimento naturale viene deciso in base al clima nutrizionale.
Mangiare é qualcosa di più che indulgere a un piacere animale, e la cucina ha un fine più nobile della gratificazione dell’appetito!! Alimentarsi è un atto che si compie piu’ volte nell’arco della giornata, spesso routinario, scontato, compiuto distrattamente, in concomitanza con altre azioni, di fronte ad un giornale aperto o ad una televisione accesa.
I consigli nutrizionali che ci vengono offerti sempre piu’ spesso, sempre piu’ uguali a se stessi, spersonalizzati, poco sentiti, al punto da sembrare clichéd che si susseguono immutati, cosi’ come la nostra alimentazione.
Tutto questo si ripete fino al punto in cui ci si accorge d’improvviso che qualcosa non “funziona” piu’: il meccanismo si inceppa e ci troviamo a dovere fare i conti con noi stessi e la nostra tradizione; è’ possibile, con una maggiore consapevolezza sui significati piu’ profondi del cibo e del cibarsi, riavvicinarsi alla sfera alimentare in modo piu’ sano, maturo e ricco di piacere.
Quest’articolo si propone di accompagnare il lettore in questo percorso di conoscenza di se stesso e dei significati piu’ profondi e personali della sfera alimentare a partire dalla propria origine.
Dopo un excursus sulla psicologia dell’alimentazione, la scelta, la preparazione, il consumo delle pietanze e i vissuti emotivi e simbolici connessi, si passa a comprendere L’IMPORTANZA DI RISPETTARE LE NOSTRE ORIGINI. Quotidianamente, cosi’ come negli anni, cambiano le preferenze dei cibi, a livello sociale, cosi’ come individuale e i significati associati ma la scelta dei cibi deve essere compiuta rispettando la tradizione italiana e soprattutto in relazione alla propria discendenza.
Da piccola ho appreso dalla mia origine una grande tradizione, che senza accorgermi, ho protratto e consolidato fino ad oggi e che con gioia tramanderó ai miei  futuri discendenti, con la stessa devozione e amore con cui mi è stata trasmessa. Oggi, ho vivo il ricordo di quando da bambina osservavo curiosa mia nonna e in seguito mio padre… Entrambe hanno onorato quest’arte sperando che con la stessa smania potesse essere imparata e fatta propria; con la speranza di essere perpetuata!! Ma di che arte culinaria sto parlando quindi????!!! Bhè vi darò un’aiutino… Ho origini napoletane!!:

RICETTA DI NONNA GIUSEPPA:

Per ottenere una pizza veramente buona conviene usare quegli accorgimenti che portano ai risultati ottimali, poichè è proprio l’impasto l’operazione più delicata, quella che determina la buona riuscita della pizza.

  1. Farina: Non è facile riconoscere la qualità di una farina. In ogni caso la farina costituita da grani forti aderisce meglio alle mani e scivola meglio. Facendo un impasto con l’acqua e stirandolo si evidenziano precise indicazioni sulla sua tenacità, l’elasticità e l’espansione.
  2. Lievito: La lievitazione è  un processo artificiale, la composizione del lievito permette  l’azione dei microrganismi (saccaromiceti), che si riproducono naturalmente se aggiungiamo acqua tiepida (20-25°C ) e farina all’impasto precedentemente lavorato. Il lievito si ottiene anche industrialmente ma per rispettare la ricetta di” NONNA” è di FONDAMENTALE IMPORTANZA IL LIEVITO MADRE!
  3. Acqua: per un impasto ottimale si dovrebbe usare un’acqua moderatamente dura con un “ph” intorno a 5-6. Un’acqua troppo alcalina incide sui tempi di lievitazione che diventano più lenti. Inoltre l’alcalinità incide negativamente sulla formazione del glutine. Un’acqua troppo dolce presuppone un’aggiunta di sale. Un’acqua clorata sfavorisce il sapore dell’impasto, ma ne favorisce una riduzione del tempo di fermentazione e migliora la qualità dell’impasto.
  4. Pomodoro: il pomodoro è essenziale per l’esistenza stessa della pizza napoletana. I pomodori piu’ frequentemente utilizzati nella preparazione della tradizionale pizza napoletana di nonna sono senza dubbio quelli di San Marzano. Per gustarne al meglio l’aroma e il sapore , la mia nonna  è solita utilizzare i pomodorini che vengono raccolti appena acerbi  per essere poi lasciati a maturare.
  5. Mozzarella: La pià ricca di grassi e di proteine è la mozzarella di bufala, uno degli ingredienti base della vera pizza classica, però può essere  usata sia la mozzarella di bufala sia l’altrettanto prelibato fiordilatte.
  6. Olio: È uno degli ingredienti essenziali per la preparazione della pizza. È necessario sceglierlo di ottima qualità, cioè spremuto a freddo ed extravergine di oliva.
  7. Basilico: È una preziosa erba profumatissima che proviene dall’estremo oriente e si sposa in modo mirabile con il pomodoro a cui conferisce un’ aroma particolare. Il basilico viene definito “erba dei re, il suo uso risulta imprenscindibile per la preparazione della vera Pizza napoletana.

PREPARAZIONE:

Possiamo calcolare che per ricavare sei pizze di dimensioni medie ci vogliono circa 800 gr. di farina e 40 gr. di lievito. Una volta stabilita la quantità di farina, legata al numero di pizze da realizzare, la si impasta con una certa dose di lievito, stemperato in acqua tiepida d’inverno e a temperatura ambiente d’estate.Tale operazione implica due fasi. Durante la prima fase si usa soltanto una piccola parte della farina da utilizzare, che si mescola con il lievito disciolto in acqua. In questo modo otteniamo una palla di pasta che mettiamo a riposare. Quando il volume iniziale della pasta è raddoppiato, la fase di lievitazione può dirsi terminata. Tale prima fase può essere abbreviata mettendo l’impasto in un posto tiepido e coperta da un cannovaccio. Durante la seconda fase mettiamo sulla spianatoia la farina rimanente, disponendola in una forma a cono con, al centro, il panetto di farina ben lievitato. Cominciamo a lavorare tutto insieme il composto fino a quando non otteniamo una pasta liscia, morbida ed elastica, dividiamo la massa così preparata in sei panetti, schiacciamo quindi i panetti sino ad ottenere dei dischi più sottili al centro e con i bordi un po’ rialzati. Questi vanno battuti con cura in modo da far fuoriuscire l’eccesso gassoso prodotto dalla lievitazione, che potrebbe danneggiare le pizze in fase di cottura, sui dischi di pasta così ottenuti versiamo gli altri ingredienti precedentemente preparati, nel caso della pizza Margherita il primo ingrediente con cui condiremo l’impasto sarà il pomodoro; aggiungiamo gli altri ingredienti, a cominciare dalla mozzarella tagliata a striscioline sottili.
Inforniamo quindi le pizze nel forno a temperatura massima. Il tempo di cottura nel forno casalingo è ovviamente superiore a quello necessario nel forno a legna.

STORIA:

La PIZZA è forse il prodotto gastronomico più celebre, nel mondo, di tutta la cucina napoletana. Le sue radici sono antichissime, sicuramente risalenti almeno all’epoca romana, quando erano diffuse diverse focacce di grano, citate in alcune opere. Il nome, infatti, probabilmente deriva dal latino PINSA, participio passato del verbo PINSERE, che significa schiacciare. La pizza vera e propria, ricoperta di salsa di pomodoro, risale a poco più di due secoli fa’, e fu presto popolarissima sia presso i più poveri che i nobili. Il successo della pizza conquistò anche i sovrani piemontesi, tanto è vero che proprio alla regina Margherita di Savoia nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la “PIZZA MARGERITA” che rappresentava il nuovo vessillo tricolore con il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico. Tuttavia, quella che oggi è chiamata pizza Margherita in realtà era già preparata prima della dedica alla regina. La cottura della vera pizza necessita il forno a legna che riesce a raggiungere alte temperature tra i 450 e i 485 °; per questo motivo, la pizza fatta  nei locali che utilizzano forni elettrici non riescono a pareggiare l’inconfondibile ed unico sapore della vera pizza napoletana.

ASPETTI PSICOLOGICI:

Che vi piaccia o no, il modo in cui mangiamo è strettamente correlato a ciò che siamo o vogliamo diventare. Di fatto, è la presentazione privata e pubblica di noi stessi attraverso il cibo, giacché, per quanto attiene al temperamento, i significati del cibo sono ubiqui e spesso paradossali, nel senso che sono rivolti sia all’interno sia all’esterno. Possiamo cioè mangiare in maniere che mirano a soddisfare necessità interne e personali, oppure sono destinate a produrre un’impressione negli altri. Il nostro comportamento alimentare può quindi essere intimo e velato (alcuni mangiano come davvero desiderano solo quando non c’è nessuno ad osservarli) oppure, come l’abbigliamento, può far parte della immagine sociale che noi stessi costruiamo”. Il rapporto che ognuno di noi ha con il cibo e con il proprio corpo ha radici profonde nella storia di ciascuno e nella cultura che si manifesta in riti e tradizioni che in popoli diversi ripropongono immagini e comportamenti simili. per questo al di la della pura funzione di sopravvivenza, come fonte di nutrimento, il mangiare ha così grande valore psicologico sia per l’individuo  che per la società, che lo rende spesso elemento centrale di ricorrenze e cerimonie, attribuendogli un significato che dalla sua concreta realtà organica diviene materia spirituale.Introdurre nel corpo il cibo è la primissima esperienza di differenziazione che il bambino compie, infatti mette dentro un qualcosa che è distinti da lui e che proviene dall’esterno; inizia la differenziazione tra un dentro e un fuori, tra un SÈ e qualcos’altro! Il cibo rappresenta nella storia delle culture uno dei momenti centrali della ritualità collettiva,ad esempio le feste sono momenti particolari che permettono interazioni affettive e di comunicazione che travalicano la semplice attività del pasto. Nessuno di noi mangia solo sostanze inerti ma anche simboli, tradizioni, abitudini associati agli alimenti e fortemente radicati nelle relazioni sociali e collettive, ma soprattutto interne alla famiglia! Le abitudini nascono in famiglia, in fasi molto precoci come lo svezzamento, successivamente il bambino incontra nuovi modelli alimentari e spesso si scontrano i due modelli!!

 


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AVERE  si riferisce alle cose e le cose sono fisse e descrivibili!

La struttura dell’avere è dominata dalla parola morte .L’avere si fonda su cose che si consumano con l’uso, la modalità dell’avere ci lega a ciò che abbiamo ammassato in ”Passato”: soldi, terreni, fama, status sociale, conoscenza, bambini, ricordi; nella modalità dell’avere il futuro è l’anticipazione di quanto diventerà il passato. Nella modalità dell’avere, cioè la struttura autoritaria, il peccato è disobbedienza e pertanto è superato attraverso il pentimento, la punizione, la sottomissione rinnovata.

Secondo le modalità dell’avere, non c’è rapporto vivente tra me e quello che io ho. L’io è divenuto cosa, e io ho le cose perchè ho la forza di farle mie. C’è però anche una relazione inversa: LE COSE HANNO ME, perchè il mio senso d’identità, vale a dire l’equilibrio mentale, si fonda sul mio avere le cose (quanto più possibile). La modalità dell’esistenza secondo l’avere non è stabilita dal processo vivo, produttivo, tra soggetto e oggetto, essa rende cosa sia soggetto sia l’oggetto. Il rapporto è di morte, non di vita. Le persone vengono trasformate in cose; l’uomo che si va delineando è inconsciamente un individuo passivo, vuoto, ansioso, isolato, per il quale la vita non ha alcun senso, e che prova profondo sentimento di alienazione e di noia, di fatto la persona ansiosa, annoiata, alienata compensa la sua ansia attraverso un consumo coatto, il quale però da nessuno è recepito come malattia, una malattia collettiva, o per essere più precisi, come sintomo della ” Patologia della normalità” D’altro canto il concetto di ”Malattia” viene recepito soltanto allorchè un individuo è più malato degli altri. Quando invece tutti quanti soffrono dello stesso male, l’idea di malattia neache affiora alla conoscenza. Il vuoto interiore viene allora curato simbolicamente attraverso un consumo coatto. UN TIPICO ESEMPIO DI QUESTO MECCANISMO è rappresentato dalla coazione a cibarsi; se si indagano le ragioni per cui alcuni individui si sentono costretti a mangiare, si scopre che dietro questa manifestazione conscia si nasconde qualcosa di inconscio, vale a dire depressione o ansia. L’uomo si sente vuoto, e per colmare simbolicamente questo vuoto si riempie di altre cose, di cose esterne, così da superare il senso di vuoto e di debolezza interiore. Molti possono osservare su di se che, quando provano ansia o depressione, mostrano la tendenza ad acquistare qualche cosa o ad aprire il frigorifero e mangiare un po’ più del consueto, per poi sentirsi un po’ meno depressi e ansiosi. L’INDIVIDUO ANSIOSO E ALIENATO è costretto a consumare proprio perchè ansioso; il problema è strettamente correlato alla struttura economica della moderna società occidentale, il cui fondamento economico è costituito dal consumo, un consumo completo, assoluto e sempre crescente. L’economia funziona soprattutto grazie al fatto che gli uomini comprano, comprano e ancora comprano; altrimenti non ci sarebbe una crescita costante della domanda delle merci che l’industria può e deve produrre sempre di più, se vuole accrescere il suo capitale, l’industria costringe l’uomo a consumare di più.

ESSERE  si riferisce all’esperienza, l’esperienza umana è di sua natura indescrivibile!

La struttura dell’essere è dominata dall’esperienza viva e inesprimibile, l’essere cresce con la pratica; nella modalità dell’essere, cioè la struttura non autoritaria, il peccato è estraniamento irrisolto, ed è superato attraverso il pieno sviluppo della ragione e dell’amore, attraverso l’unione con se stessi; il nostro desiderio di essere è innato e radicato: è il desideerio di dare espressione alle nostre facoltà, di essere attivi, di entrare in relazione con gli altri, di fuggire  dalla cella del nostro egoismo!

La modalità dell’essere ha come prerequisiti, l’indipendenza, la libertà e la ragione critica. La sua caratteristica fondamentale consiste nell’essere attivo, che non va inteso nel senso di un’attività esterna, nell’essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani; essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e talenti alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede. Significa RINNOVARSI, CRESCERE, ESPANDERSI, AMARE, TRASCENDERE il carcere del proprio io isolato, essere interessato e prestare attenzione; queste esperienze non possono essere espresse in parole, perchè le parole designano l’esperienza, ma non sono l’esperienza. L’essere non si può descrivere con parole, ed è comunicabile soltanto a patto che la mia esperienza venga condivisa. L’essere significa essere vitali, essere interessati, vedere le cose, vedere e ascoltare gli uomini, immedesimarsi negli uomini e in se stessi, rendere la vita interessante, fare della vita qualche cosa di bello.

Se sono ciò che ho e ciò che ho è andato perso, che cosa sono?…

Se sono ciò che sono e non ciò che ho, nessuno può sottrarre o minacciare la mia sicurezza,

la mia identità!

”LA PACE COME STABILE RELAZIONE SARA’ POSSIBILE SOLO QUANDO LA STRUTTURA DELL’AVERE SARA’ RIMPIAZZATA DA QUIELLA  DELL’ESSERE”!!

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Vivere liberi…

Analisi dei concetti chiave del film: FUGA DI MEZZANOTTE

  • delitto
  • punizione
  • tempo
  • concetto di giusto o sbagliato
  • debito giuridico-sociale
  • decisione
  • moderazione( calmo, buono…)
  • illusione
  • comprensione- altruismo- giustizia
  • perdono
  • odio

In confronto all’animale, l’uomo viene al mondo prematuramente e completa la propria nascita fisiologica solo molti mesi dopo la nascita vera e propria; ciò vale per l’aspetto psichico più ancora che per quello fisico. Sotto il profilo PSICHICO all’uomo occorre tutta la vita per portare a pieno compimento la propria nascita. Nel corso di questo processo può anche accadergli di perdersi; in ogni momento del suo sviluppo può cessare di crescere per finire con l’approdare della distruttività, nella depressione, nell’incapacità di amare e nell’isolamento. L’uomo è soggetto alla legge di ogni vita fisica e psichica: Vivere significa crescere ed essere” attivi” se la crescita s’interrompe, subentrano il decadimento e la morte. Non è difficile riconoscere la morte fisiologica, metre quella psicologica può essere percepita solo da chi è sensibile alla vitalità psichica, l’uomo non è costretto a essere attivo continuamente e a creacere il suo livello  pschico. Se prendiamo in considerazione ogni ostacolo e le difficoltà che dobbiamo affrontare nel praticare l’arte di vivere, come possiamo sperare di apprenderla senza un qualunque insegnamento?! l’addestramento all’arte di vivere è stato da sempre il compito dei maestri di vita, come: Lao-tsu, Buddha, i Profeti, Gesù, Tommaso d’Aquino, Meister, Eckhart, Paracelso, Spinosa, Goethe, Marx e Schweitzer e non solo anche grandi maestri del Pensiero!

I principi essenziali di questi maestri sono semplici:

  1. scopo supremo della vita è quello di sviluppare appieno la propria umanità
  2. attraverso codesto processo partorisce se stesso e raggiunge il benessere ”WELL-BEING” accompagnato dunque a gioia di vivere
  3. l’uomo raggiunge l’obiettivo solo se supera l’odio, l’ignoranza, l’avidità e l’egoismo, e cresce nella propria capacità di amore, solidarietà, razionalità e coraggio
  4. raggiungere queste mete è l’obiettivo, non basta conoscerle!

La risoluzione del nostro dilemma dipenderà in larga misura dalla possibilità di ricominciare a imparare da questi maestri di vita, e non perchè essi incarnino la tradizione, ma perchè rappresentano il SAPERE consolidato, la saggezza e le conoscenze dell’umanità; i loro insegnamenti saranno ancor meno efficaci se non verano affiancati da un mutamento radicale delle nostre strutture economiche, sociali e politiche, dal momento che queste stanno diventando un’ostacolo sempre maggiore alla nostra crescita e al nostro personale benessere. Io non credo che bisogna sottoporsi alle autorità religiose, anzi per quel che mi riguarda io sono tendenzialente pragmatica,  ma da loro bisogna trarre un’insegnamento; io esorto voi a pensare criticamente,  a riconoscere e ridestarsi che siamo condizionati da cattivi maestri, camuffati da maestri di vita e diventati famosi e potenti perchè non sono riusciti a realizzare pienamente le proprie potenzialità umane.  L’uomo è divenuto attributo della macchina, una sua componente che non può essere ancora sostituita da un’elemento meccanico, e che non è l’uomo a dominare la macchina ma sono la macchina e l’intero sistema economico a tenerlo soggiogato. L’uomo è importante in quanto è un dente della ruota, necessario al funzionamento del tutto, ma non in quanto essere umano vivo, ricco, produttivo. L‘UOMO è divenuto merce, il cui valore è determinato dalla sua vendibilità. Deve funzionare bene; deve essere allegro e soddisfatto solo nei limiti e nei modi in cui ciò è necessario al suo funzionamento! Il successo del buon funzionamento dipende in larga misura dall’efficacia con cui gli individui vendono se stessi sul mercato, con cui riescono a imporre la propria personalità dalla misura di una buona ”CONFEZIONE”  del fatto che siano cordiali, solidi, agressivi, attendibili e ambiziosi; inoltre dalla loro estrazione sociale, dall’appartenenza a questo o quel circolo o associazione, dalla conoscenza o meno delle persone giuste. Oggi l’uomo si sente come una merce e ha la sensazione che il proprio valore dipenda dal proprio successo, dalla propria vendibilità e dall’approvazione degli altri. Se ora cerchiamio di osservare il fenomeno della nostra vita, costateremo che spesso siamo convinti di provare qualche cosa, COME: interesse, amore, gioia e così via, metre in realtà ci limitiamo a immaginare questi sentimenti, abbiamo imparato a provare i ” pseudo- sentimenti” che ci sono stati inculcati dalla cultura in cui viviamo; in verità ritengo che la nostra socità presenti il quadro di una leggera schizofrenia cronica; oggi il nostro stile di vita è schizoide: i sentimenti non vengono mostrati, spesso nemmeno provati. La vita affettiva è separata dalla vita intellettuale, al punto che si è oggi verificato quanto di peggio potesse accadere: gli uomini sono capaci di pensare con grande fredezza alla distruzione dell’intero pianeta e penso che questa evoluzione vada attribuita ai mutamenti nella sfera socio-economica.

FREUD: il carattere di un uomo è un sistema di energie in una direzione ben determinata…

l’energia dell’uomo possiede sempre una direzione, non è uniforme ma è una qualità peculiare!

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Tratto dal film: FUGA DI MEZZANOTTE

Cosa dovrei dire… quando avrò finito mi condannerete per il mio delitto e allora io vi chiedo una cosa:

Cos’è un Delitto?!

Cos’è una punizione?!”…

Perchè sembra variare a seconda dei tempi e anche dei luoghi, quello che è legale oggi diventa illegale domani perchè una qualche società ha cambiato opinione e quello che era illegale ieri diventa di colpo legale perchè tutti quanti lo fanno!!

Non si possono mettere tutti quanti in galera… non dico che è giusto o sbagliato, io dico solo che così stanno le cose, ma ho passato tre anni e mezzo della mia vita nella nostra prigione e io…

IO credo di aver pagato il mio ERRORE... e se… se la vostra decisione oggi sarà di darmi dell’altra galera… eheh allora…

IL mio AVVOCATO, chiamiamolo Avvocato diceva:” sta calmo Billy, non ti arrabbiare, non te la prendere, sta buono e io ti farò avere un indulto, unarmistia, un appello, questo o quant’altro o chissà cosa… Bhe… questa commedia sta andando avanti da tre anni e mezzo ormai e io sono stato calmo, sono stato buono… e adesso sono stanco di essere buono, perchè voi mi avete lasciato credere che mi rimanevano solo 53 giorni, avete attaccato questo bel cartello davanti a la mia faccia e adesso me lo levate da sotto al naso

E TU… TU…

Vorrei che tu fossi qui dove mi trovo io adesso e sentissi quello che sto sentendo io adesso perchè allora capiresti che c’è bisogno di una cosa al mondo: della

Capiresti… che il concetto di ogni società è basato sulla capacità di comprensione che possiedi e sulla sua generosità e sul suo senso di giustizia

… ma sarebbe come chiedere a un’orso di cacare nel cesso!

HIHIHI

UN POPOLO DI PORCI è STRANO CHE NON MANGI IL MAIALE…”!?

Gesù Cristo ha detto di PERDONAREma io non posso, IO ODIO… io odio voi, odio la vostra nazione e odio il vostro popolo e siano maledetti i vostri figli per sempre perchè sono porci, tu sei un porco!! siete tutti porci!!

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La rinascita…

La rinascita… Dopo la “morte emozionale” se la persona è fortemente determinata al cambiamento e reagisce sulla base dell’autoconsapevolezza del suo stato, porta a compimento la rinascita personale! Esso è lo stato vulnerabile e più fragile dell’essere… Possiamo anche definirlo come reset del nostro trascorso; passato che ha suscitato emozioni che per medio-lungo termine ha inciso e fatto emergere i nostri eventi  negativi portandoci alla condizione di morte emotiva!!..
È fondamentale portare il nostro essere alla condizione che ha dato origine al malessere e per farlo dobbiamo toccare la sofferenza in tutta la sua grandezza, non dobbiamo aver paura di vivere lo stato di vuoto emotivo perchè solo attraverso questo percorso di svuotamento interiore l’essere torna allo stato di benessere liberandosi del carico emozionale che l’ha reso schiavo e prigioniero di malsani momenti!! Ogni qual volta che permettiamo alle nostre emozioni di travolgerci dobbiamo essere consapevoli del loro effetto e di quale carico possano esercirare sulla nostra persona, la vitalità emotiva è una fondamentale ricchezza per il nostro cammino e percorso interiore!!
L’uomo è nato per amare e dar vita all’amore e questa condizione  deve essere compiuta attraverso un percorso spirituale che trova radici psico- filosofiche!! Possiamo opporci costantemente e quotidianamente alle condizioni sociali, morali, etiche ma non possiamo sottrarci alla condizione primordiale: la natura dell’essere!
È una forza che non puó essere sottoposta a controlli e pianificazioni.. L’uomo non puó andar contro la sua natura!!.. È una battaglia persa in partenza che non ha senso e ragione d’essere, se non un cammino che porta l’uomo alla propria distruzione e il decadenza! vivere bene è un’arte che va imparata, imparare quest’arte richiede fatica e dedizione, comprensione e pazienza, e tuttavia costituisce la cosa più importante da apprendere; l’uomo contemporanei è posto davanti all’alternativa tra l’avere ed essere, solo chi sceglie di”ESSERE” SCEGLIE LA VERA E AUTENTICA DIMENSIONE UMANA!… sceglie di rinnovarsi, amare, crescere, trascendendo dall’egoismo interiore.

…  l’individuo vive sempre nel pericolo di sentirsi mancare il terreno sotto i piedi, di cadere nello smarrimento!…

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Amare…

Il processo del pensiero nega sempre l’amore, è il pensiero che ha complicazioni emozionali, non l’amore.

Il pensiero è il più grande ostacolo all’amore.

Il pensiero crea una divisione tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere e su questa divisione si basa la morale; ma nè morale nè l’immorale conoscono l’amore.

Il pensiero non porta all’amore, il pensiero non coltiva l’amore; perchè l’amore non può essere coltivato come una pianta del giardino; lo stesso desiderio di coltivare l’amore è azione del pensiero.

L’amore è una condizione dell’essere in cui non è il pensiero; ma la stessa definizione dell’amore è un processo del pensiero, e per tanto non è amore; è amore quando siamo di fronte alla completa identificazione con l’altro? e l’identificazione non è forse un modo indiretto per dare importanza a se stessi? è amore quando c’è il dolore della solitudine, la sofferenza di venire privati delle cose che ci sembrano dare significato alla nostra vita?

…essere privati della possibilità d’ intraprendere le strade della realizzazione di sè; dover rinunciare alle cose per cui il nostro io ha vissuto; tutto questo è negazione del nostro valore individuale, portandoci al disincanto, all’amarezza, al dolore dell’isolamento; e questo è AMORE?!

L’ISOLAMENTO è separazione

L’amore non è personale nè impersonale; l’amore è uno stato dell’essere in cui la sensazione come pensiero è del tutto assente. L’amore non è sensazione perchè esse fanno nascere i pensieri attraverso le parole che tendono a sostituire l’amore, l’amore non è della mente perchè essa genera brama, passione attraverso il ricordo traendo sensazioni gradevoli, ma quando la mente prende il sopravvento allora nasce la sensazione di essere innamorati e quindi si può ricordare sensazioni piacevoli; le sensazioni sono gradevoli e sgradevoli, e la mente si attacca a quelle gradevoli, diventando così schiava, e questo diviene poi un problema, perchè la mente è il ricettacolo di sensazioni contraddittorie… La mente è la creatrice dei problemi!

Citazioni di KRISHNAMURTI ”Liberarsi dai condizionamenti”

Il pensiero è il più grande ostacolo all’amore…

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