Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘scienze motorie’

La Psicologia dello Sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psico-fisiologici dello sport. Per definizione e necessità essa trae ispirazione e contenuto da molteplici discipline che vanno dalla medicina alle scienze motorie, ma ha trovato negli anni un suo preciso e definito percorso di ricerca e d’intervento.  La Psicologia dello Sport E’ una specializzazione della psiche applicata alla dottrina sportiva; osserva il comportamento delle persone dinamiche. Questa sfera in evoluzione può stimolare l’esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che esercitano le varie forme dell’attività fisica, si rivolge sia a chi muove la propria energia al piacere personale e sia a sportivi di élite agonistiche. Gli analisti dello sport che svolgono quest’attività a livello professionale s’impegnano nel comprendere i processi interiori che accompagnano la prestazione motoria e i procedimenti attraverso cui si può giungere a stimolare l’apprendimento per incrementare il rendimento. Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato certamente chiaro fin dai primi Giochi Olimpici ateniesi; molti sono i manoscritti giunti fino a noi (Omero, Euripide, Pindaro, Pausania…)* che narrano come, fin da allora, il destino di una competizione sportiva non dipendeva esclusivamente dalla prestanza corporea tangibile, ma anche dall’astuzia, dalla strategia, dal coraggio e dallo stato d’animo. Inizialmente la psicologia dello sport cercò di stabilire relazioni rilevanti fra personalità e attività fisica, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica, ma in seguito si è specializzata nell’ambito della preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo, vale a dire l’attenzione, la concentrazione, la motivazione, la gestione dello stress e dell’ansia. La figura psico-sportiva non verte sulla tecnica, quindi non eroga servizi riguardanti consigli o strategie di abilità e metodi, ma riveste un ruolo di esperto di tematiche psicologiche e psico-pedagogiche nei confronti del soggetto. L’obiettivo è di allenare e potenziare le abilità mentali degli atleti o dilettanti, fra cui annoveriamo in particolare la capacità di rilassarsi, di visualizzare, di porsi degli obiettivi, di mantenere la propria motivazione e di gestire l’ansia da prestazione. Essa contribuisce alla comprensione del ruolo sportivo nello sviluppo dei bambini, rappresentandola come un’esperienza divertente, di crescita e consapevolezza del proprio corpo, dello stare bene con se stessi e gli altri. Le principali competenze dello psicologo sportivo sono:

1.       il goal setting (formazione corretta degli obiettivi di prestazione e di risultato);
2.       allenare a gestire le emozioni;
3.       preparare al focus del percorso e dei gesti motori dell’atleta;
4.       migliorare l’autostima;
5.       proporre strategie per la gestione dell’attivazione psicofisica dell’atleta;
6.       studiare e potenziare gli stili attentivi dell’atleta;
7.       lavorare sul self talk (dialogo interno) positivo e negativo;
8.       diagnosticare disturbi alimentari (DCA) sport-specifici;
9.       individuare psicopatologie sport-specifiche come la Nike fobia (o paura del successo), l’ansia da prestazione o la sindrome del campione;
10.   analizzare il gesto motorio con videoregistrazioni;
11.   informare e intervenire sull’abuso di sostanze dopanti e stupefacenti;
12.   informare e intervenire sull’uso improprio di farmaci antidolorifici negli atleti infortunati;
13.   offrire consulenza sul dolore, depressione, perdita e suicidio negli atleti;
14.   offrire consulenza sull’over training e sul burn out negli sportivi;
15.   offrire consulenza sulla gestione della grinta e dell’aggressività riguardo allo sport;
16.   intervenire sull’infortunio sportivo e sul processo riabilitativo;
17.   seguire i passaggi di categoria e i cambiamenti nella vita dello sportivo;
18.   favorire il team spirit;
19.   facilitare la gestione della coesione di squadra;
20.   analizzare e sviluppare la leadership di atleti e allenatori;
21.   sviluppare le competenze relazionali del direttore tecnico;
22.   sviluppare la sportività (fair play) negli atleti;
23.   offrire consulenze di parent training ai genitori.

 Genesi:

Solamente intorno al 1890 alcuni educatori hanno espresso le loro opinioni sugli aspetti psicologici dell’educazione fisica. Norman Triplett nel 1897 fecero i primi studi sulla performance in situazioni di agonismo. Fino al 1920 la letteratura esistente in merito comprendeva in prevalenza articoli isolati. Coleman Griffit (1925) istituì il primo laboratorio di Psicologia dello Sport presso l’Università dell’Illinois. In ventitré anni, dal 1925 al 1948, sono stati pubblicati su temi di psicologia sportiva meno di dieci lavori l’anno. Nel 1965 a Roma si è svolto il primo Congresso Mondiale di psicologia dello sport molto voluto da uno psichiatra italiano, Ferruccio Antonelli, che ebbe il merito di riunire molti esperti del settore. Nello stesso anno sempre a Roma si fondò l‘International Society of Sport Psychology e nel 1970, Ferruccio Antonelli, convinse un suo amico editore, Luigi Pozzi, a pubblicare l’International Journal of Sport Psychology Alcuni ricercatori sovietici, Vanek e Cratty, tentarono di studiare le abilità possedute da atleti di élite per distinguerli dai principianti e, nello stesso periodo, la psicologia dello sport iniziò a entrare nelle università, con l’istituzione di master, dottorati e corsi di specializzazione. Tra il 1970 e il 1980 furono condotti studi sul miglioramento della performance, sulla personalità dell’atleta e sulla motivazione (Ruffar, 1975; Tattersfield, 1975; Gillmore, 1976). Nel 1979, in USA, Rainer Martens fondò la Human Kinetics Publishing Company, casa editrice di riviste importanti quali The Sport Psychologist e Journal of Sport and Exsercise Psychology. Nella stessa nazione, nel 1985, su ispirazione di John Silva, nacque l’Association for the Advancement of Applied Sport Psychology (AAASP). Negli anni ottanta si studiarono tecniche mirate al miglioramento della prestazione (Salmela, 1981; Most, 1981, Michele, 1984; Singer, 1984; Swinn, 1986; Hahn, 1986; Unesthal, 1987). Nel 1993 fu pubblicata la prima edizione di Handbook of Research on Sport Psychology da Singer e colleghi in cui erano raccolte le ricerche più rilevanti, pubblicate fino allora. Dalla prima pubblicazione di questo manuale, vi sono state molte evoluzioni, segno di maturità; esempi ne sono la vasta gamma di specifiche ricerche contemporanee, la complessità della metodologia della ricerca, così come il riconoscimento che la pratica deve essere fondata su principi scientifici certi. “E’ giunto il tempo in cui la vasta espansione delle ricerche di psicologia sportiva dovrebbe essere un’unica, rispettata e influente nicchia tra la psicologia e le scienze dello sport” (Hanbook of Sport Psychology, second edition 2001).

Read Full Post »